Un’escursione in Majella

Alcuni amici hanno lanciato l’idea di attraversare la Majella. Così si parte per l’Abruzzo destinazione Campo di Giove. Arriviamo la sera tardi e ci mettiamo subito a dormire, ci aspettano molti metri di dislivello per arrivare in cima a Monte Amaro la vetta più alta del massiccio. Di prima mattina saliamo a Guado di Coccia e da li bici in spalla ci incamminiamo per i vecchi impianti da sci ora dismessi. Due nostri compagni d’avventura rompono la loro mountain bike, incredibile lo stesso modello di bici comprata lo stesso periodo e la stessa rottura, la ruota libera. Parliamo tra di noi e ci dicono di proseguire lo stesso il giro, loro rientreranno per Palena. Da qui proseguiranno per Fara San Martino, il nostro punto di arrivo. Pedaliamo la Valle di Femmina Morta (sembra di stare sulla luna) e arrivati alle pendici di Monte Amaro carichiamo di nuovo la bici in spalla per raggiungere la vetta e il rifugio Pelino. Siamo a 2800 metri sul mare e il panorama è fantastico, c’ero già stato tre anni prima, sempre in bici. L’emozione creata dal rivedere quei panorami mi ha colpito molto. Quel giorno c’erano diversi trekkers che erano increduli nel vedere due ciclisti lassù, ora è tutta discesa, 14 km fino a Fara San Martino, si parte. Prima tappa rifugio Manzini per prendere l’acqua, poi di nuovo in sella. La discesa di valle Cannella è veramente bella e anche molto impegnativa. C’è di tutto sassi, tornanti, rocce da saltare, bosco verdissimo, breccino insidioso. Insomma tutte le difficoltà di una discesa racchiuse in 14 km. Si arriva in fondo veramente stanchi con le braccia provate e con in testa i mille cambiamenti di ambiente che abbiamo incontrato. Si passa dalla cima brulla e dal colore leggermente rosato all’inizio della valle pieno di ghiaia grigia. Poi più giù grossi sassi marroni e erba verdissima, le conifere, poi ancora sassi. Il bosco impenetrabile dalla luce e l’ultimo tratto una lunghissima e stretta gola piena di gradoni di roccia. Una esperienza incredibile che non sarà facile dimenticare, e dovremmo ritornare anche per i due che non l’hanno fatta per colpa delle bici rotte. Perchè no?

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