Eremo di Valdisasso

A smesso di piovere, quale migliore occasione per passare due ore? Un bel giro in mountain bike, si parte. Come sempre senza meta, ma per fare un giro diverso dal solito mentre pedalo mi viene in mente un itinerario. E’ un giro che non faccio spesso, più che altro perché sembra molto lungo e invece ci vogliono poco più di due ore per completarlo. Si parte su asfalto e si pedala per un po’ in falsopiano, finchè non si arriva in località Serradica e s’ inizia a salire decisamente. La strada è larga e scorrevole a parte le recenti piogge che hanno rovinato il fondo, si arriva in cima a monte Rogedano abbastanza freschi per la discesa dell’Eremo. A dire il vero dai prati di Rogedano partono diversi sentieri e tutti molto divertenti ma oggi ho scelto per appunto la discesa dell’Eremo. Indosso le protezioni e monto la telecamera, vedo all’ orizzonte il cielo che si sta coprendo di nuvole minacciose, forse è meglio che mi sbrighi. Inizio la discesa, è scassata e ripida, scendo con calma non ho fretta. Oggi, nonostante la minaccia di pioggia l’aria è calda e si sta bene e pensare che sulle cime delle montagne intorno c’è ancora un po’ di neve. Dopo un bel numero di tornanti arrivo all’ Eremo di Valdisasso, lo stanno ristrutturando per farci un centro congressi, evito ogni commento. Rimane sempre una meraviglia e il luogo dove fu costruito è spettacolare, incastrato com’ è in una gola di roccia. Il cantiere ostruisce la seconda parte della discesa, quella dell’Aula verde di Valleremita, peccato mi toccherà scendere per la strada che porta all’ Eremo. Si fila in discesa e arrivo ben presto all’ abitato di Valleremita, il tempo è sempre più minaccioso e arrivano le prime gocce d’acqua, mi cambio in fretta e parto per Fabriano. Un gran bel giro, posti incantevoli forse un po’ sottovalutato dai ciclisti di Fabriano, ma non da me, spero di poterci ritornare a breve. Magari senza la minaccia di pioggia così posso anche inventare una strada più divertente per il rientro invece del noiosissimo asfalto.

video  http://youtu.be/7mWlqRN1R4E

La neve è andata via

Proprio così, la neve se n’è andata e io prendo subito la strada di Monte Cucco. Vivendo a Fabriano le montagne sono rimaste innevate fino a marzo inoltrato. Ora con l’arrivo della primavera sbocciano i fiori , l’aria si riscalda improvvisamente e appunto la neve va via. Così dopo un intero inverno a girare in mountain bike per le colline si può tornare in montagna. Oggi sono solo ad uscire, ma a me piace a volte andare in solitaria, perché non ho interferenze tra me e la natura che mi circonda, e oggi salendo a Monte Cucco voglio proprio ristabilire questo contatto. Parto, l’avvicinamento è di circa una diecina di kilometri, conosco strade alternative all’ asfalto e in un’oretta sono a Bastia, paesino alle pendici del Cucco. Inizia la salita quella vera è sette km di stradone panoramico che mi porteranno al passo di Monte Testagrossa. Oggi salendo avevo in mente diversi itinerari da seguire, ma poi essendo solo ho deciso di percorrere una strada abbastanza sicura e mi sono diretto verso la valle di Purello. Proseguo facendo dei filmati con la telecamera, che poi monterò una volta ritornato a casa. Tra strade di macchia e single trak arrivo al PassoChiaramonte. Oggi stranamente non ci sono mucche al pascolo, peccato qui sembra di stare sulle Alpi. Spingo la bici per un tratto e poi mi lancio in discesa, seguo una carrareccia e poi m’infilo in un sentiero tra i più belli della zona, è segnato CAI, ma non c’è il numero. Fa niente, continuo la discesa verso  l’Abbazia di San Cassiano, splendida chiesa d’ epoca Romana, e arrivo a fondovalle. Ora mi aspetta un lungo ritorno a Fabriano su asfalto, ma col sorriso stampato. Oggi quaranta kilometri di panorami e aria pura, mi ci voleva dopo un lungo inverno piovoso, è caldo il sole splende, sono stato in mezzo alla natura più selvaggia, niente male. 

http://youtu.be/V2Su7JyHhDc

DOPPIO PREDICATORE

Non è un gioco di parole, ma un giro in mountain bike che ho fatto ultimamente. Mi spiego, un mio amico vorrebbe cambiare bici e ha preso due test bike, così siamo andati al Monte Predicatore vicino la Gola di Frasassi  per provarle.

Partiamo con le due bici test con l’intenzione di fare un giro del monte per poi scambiarle e rifare lo stesso giro. Tutto questo per avere un raffronto sullo stesso terreno con le due test diverse. Si parte subito con salita tecnica verso l’abitato di Rosenga ripido e scalinato ottimo terreno di prova, io ho una bici full e mi sembra di salire con una schiacciasassi. L’altra bici è una front ma sale bene. Giunti al rifugio del Monte Ginguno (mi sembra si chiami così) scendiamo su ripido single trak, anche in discesa la mia bici non è male, ma ho dei dubbi sulla prossima volta che dovrò affrontare questa stessa discesa con la front. Ripartiamo in salita scorrevole, arriviamo così alla località Case Marcellini dove parte la seconda discesa di giornata.

Da questo luogo si sviluppano tre km di discesa spettacolari, direi tra le mie discese preferite. Dentro ad un bosco di pini sembra di essere in Canada, la farei cento volte di seguito. Si parte, si fila a tutto gas nonostante il terreno un po’ fangoso. La bici mi dà delle ottime sensazioni, come se l’avessi guidata molte altre volte. Anche il mio compare va forte e lo vedo rilassato ed euforico.

Ci scambiamo le bici e si riparte per lo stesso percorso dell’andata. All’ orizzonte il tempo si fa minaccioso e infatti inizia a piovere, non fortissimo ma non mi sembra che abbia intenzione di smettere molto presto. Salire con la bici front a me non è mai piaciuto, ma questa con le ruote da 29 pollici si rivela una buona scalatrice e mi permette di superare rampe molto ripide.

Ci scambiamo i pareri sulle bici dopo la prima salita, la full è una vera schiacciasassi anche per il mio amico. Ritorniamo così al Monte Predicatore, e giù in discesa, come prima un gran spettacolo, e sono già un’ora e mezza che siamo sotto la pioggia, il terreno regge e il fango non è aumentato. In fondo alla discesa trovo anche il modo di finire in un fosso con relativo volo nel fango.

Poteva andare peggio e farmi male ma sono stato graziato, fortuna. Cos’ ritorniamo alla macchina belli infangati ma soddisfatti. Che dire, la giornata di test è stata positiva, ho provato una bici con le ruotane e mi è anche piaciuta, la compagnia ottima, il percorso tra i miei preferiti e il meteo, il meteo ci ha fatto la doccia per due ore. Se lo sapevo mi portavo anche il bagnoschiuma da casa, alla prossima avventura.

http://youtu.be/KoIg7pp0ccU

Un’escursione in Majella

Alcuni amici hanno lanciato l’idea di attraversare la Majella. Così si parte per l’Abruzzo destinazione Campo di Giove. Arriviamo la sera tardi e ci mettiamo subito a dormire, ci aspettano molti metri di dislivello per arrivare in cima a Monte Amaro la vetta più alta del massiccio. Di prima mattina saliamo a Guado di Coccia e da li bici in spalla ci incamminiamo per i vecchi impianti da sci ora dismessi. Due nostri compagni d’avventura rompono la loro mountain bike, incredibile lo stesso modello di bici comprata lo stesso periodo e la stessa rottura, la ruota libera. Parliamo tra di noi e ci dicono di proseguire lo stesso il giro, loro rientreranno per Palena. Da qui proseguiranno per Fara San Martino, il nostro punto di arrivo. Pedaliamo la Valle di Femmina Morta (sembra di stare sulla luna) e arrivati alle pendici di Monte Amaro carichiamo di nuovo la bici in spalla per raggiungere la vetta e il rifugio Pelino. Siamo a 2800 metri sul mare e il panorama è fantastico, c’ero già stato tre anni prima, sempre in bici. L’emozione creata dal rivedere quei panorami mi ha colpito molto. Quel giorno c’erano diversi trekkers che erano increduli nel vedere due ciclisti lassù, ora è tutta discesa, 14 km fino a Fara San Martino, si parte. Prima tappa rifugio Manzini per prendere l’acqua, poi di nuovo in sella. La discesa di valle Cannella è veramente bella e anche molto impegnativa. C’è di tutto sassi, tornanti, rocce da saltare, bosco verdissimo, breccino insidioso. Insomma tutte le difficoltà di una discesa racchiuse in 14 km. Si arriva in fondo veramente stanchi con le braccia provate e con in testa i mille cambiamenti di ambiente che abbiamo incontrato. Si passa dalla cima brulla e dal colore leggermente rosato all’inizio della valle pieno di ghiaia grigia. Poi più giù grossi sassi marroni e erba verdissima, le conifere, poi ancora sassi. Il bosco impenetrabile dalla luce e l’ultimo tratto una lunghissima e stretta gola piena di gradoni di roccia. Una esperienza incredibile che non sarà facile dimenticare, e dovremmo ritornare anche per i due che non l’hanno fatta per colpa delle bici rotte. Perchè no?

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