Attiggio flow

Come ogni uscita in mountain bike che si rispetti, dopo una lunga salita c’è sempre una discesa. Magari se la discesa è lunga, lo sforzo fatto in salita è più facile da digerire.

Così decidiamo di scendere per la strada chiamata Attiggio flow, questa è una delle mie discese preferite non perché sia impegnativa, anzi. Questa strada è tranquilla veloce e scorrevole, da qui il nome flow ed è anche abbastanza lunga che dopo averla percorsa non si sente il bisogno di risalire in quota per scendere di nuovo. Oggi è abbastanza caldo, il sole di questa primavera c’ illumina e il terreno non è così fradicio d’acqua da far rimpiangere l’estate. Saliamo verso Monte Fano e imbocchiamo il sentiero 100, il ritmo è buono e ci divertiamo a fare su e giù per gli strappi del sentiero, in breve siamo all’attacco di Attiggio flow.

Indossiamo le protezioni e via si parte a tutta velocità, sotto le nostre ruote si alternano veloci rettilinei e curve con le sponde, piccoli gradini di roccia e tanta breccia caratteristica di questa zona. Oramai siamo giunti alla fine della strada, a me è piaciuta come sempre, anche gli altri sono soddisfatti e ci cambiamo pronti per il ritorno.

Anche oggi è andata.

Immersione alle grotte di Frasassi

E’ un tranquillo giorno infrasettimanale, ma non per questo l’attività di ricerca si ferma. Siamo in tre io , Alejandro e la dott. Jenn Macalady, pronti per un’altra immersione alle grotte di Frasassi. Da un po di tempo seguiamo una ricerca internazionale sui batteri solfurei in questa grotta. Alejandro si immergerà per un campionamento, io sono di supporto e Jenn aspetterà l’arrivo dei campioni per delle analisi sul luogo, prima di imballare i batteri e partire per la Germania per analisi più approfondite. Belli carichi di attrezzatura ci accingiamo a calarci per una ventina di metri sulla piccola spiaggia del lago. Aiuto Ale a vestirsi per l’immersione e via si parte. Si scende e si risale in un sifone , dall’altra parte consegnamo al sub le provette per la campionatura e inizia l’immersione vera. Il video che ho realizzato riassume questo. Poi al ritorno del sub, mentre Jenn svolge le sue analisi noi smontiamo l’attrezzatura e la infiliamo nei sacchi speleo. Ora non ci resta che risalire per la stessa strada, carichi come non mai, e per oggi abbiamo fatto. Al prossimo tuffo.

Un’escursione in Majella

Alcuni amici hanno lanciato l’idea di attraversare la Majella. Così si parte per l’Abruzzo destinazione Campo di Giove. Arriviamo la sera tardi e ci mettiamo subito a dormire, ci aspettano molti metri di dislivello per arrivare in cima a Monte Amaro la vetta più alta del massiccio. Di prima mattina saliamo a Guado di Coccia e da li bici in spalla ci incamminiamo per i vecchi impianti da sci ora dismessi. Due nostri compagni d’avventura rompono la loro mountain bike, incredibile lo stesso modello di bici comprata lo stesso periodo e la stessa rottura, la ruota libera. Parliamo tra di noi e ci dicono di proseguire lo stesso il giro, loro rientreranno per Palena. Da qui proseguiranno per Fara San Martino, il nostro punto di arrivo. Pedaliamo la Valle di Femmina Morta (sembra di stare sulla luna) e arrivati alle pendici di Monte Amaro carichiamo di nuovo la bici in spalla per raggiungere la vetta e il rifugio Pelino. Siamo a 2800 metri sul mare e il panorama è fantastico, c’ero già stato tre anni prima, sempre in bici. L’emozione creata dal rivedere quei panorami mi ha colpito molto. Quel giorno c’erano diversi trekkers che erano increduli nel vedere due ciclisti lassù, ora è tutta discesa, 14 km fino a Fara San Martino, si parte. Prima tappa rifugio Manzini per prendere l’acqua, poi di nuovo in sella. La discesa di valle Cannella è veramente bella e anche molto impegnativa. C’è di tutto sassi, tornanti, rocce da saltare, bosco verdissimo, breccino insidioso. Insomma tutte le difficoltà di una discesa racchiuse in 14 km. Si arriva in fondo veramente stanchi con le braccia provate e con in testa i mille cambiamenti di ambiente che abbiamo incontrato. Si passa dalla cima brulla e dal colore leggermente rosato all’inizio della valle pieno di ghiaia grigia. Poi più giù grossi sassi marroni e erba verdissima, le conifere, poi ancora sassi. Il bosco impenetrabile dalla luce e l’ultimo tratto una lunghissima e stretta gola piena di gradoni di roccia. Una esperienza incredibile che non sarà facile dimenticare, e dovremmo ritornare anche per i due che non l’hanno fatta per colpa delle bici rotte. Perchè no?

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Come passare una giornata nelle marche

A tutti piace fare una gita fuori porta e un’idea potrebbe essere quella di fare un giro per i castelli delle Marche.

Questa regione ne ha sul territorio talmente tanti che si ha l’imbarazzo della scelta. Un esempio, il castello di Piticchio, sito su un colle vicino Arcevia, rivolto verso la Vallesina e verso le montagne appenniniche che fanno da barriera con l’Umbria.

Incantevole piccolo gioiello che si visita con poco tempo, ma allo stesso tempo luogo che rimane nei pensieri. Non distante da Piticchio, si trova Corinaldo, altra fortificazione che vi incanterà con le sue maestose cinta murarie.
Le sue dimensioni sono superiori a Piticchio, e ricordano i castelli delle linee alpine. Corinaldo è anche conosciuta per Santa Maria Goretti che vi nacque.
Un altro luogo che si può visitare è Ostra Vetere, arroccata su un’altura, si fa notare anche da lontano grazie al doppio campanile della sua Chiesa. Anche questo è un borgo dalle dimensioni ridotte, ma splendido nella sua architettura. Ecco qua tre idee per respirare un’aria differente, un’aria di cultura marchigiana.

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Immersione al lago

Grotta di Frasassi, ore 13.00 si scende in acqua. Due miei amici di cui non riporto il nome, scendono in acqua nel lago dell’Orsa. Questo specchio d’acqua è conosciuto come lago sulfureo ed è molto interessante per la sua biologia. Al suo interno si trovano batteri e la sua acqua ha un ph molto elevato. Per quest’ immersione sono stati necessari sei sacchi di attrezzatura subacquea e quattro bombole, fortunatamente arrivare al lago non richiede molto tempo. Data la sua prossimità alla passerella per il percorso turistico, siamo andati in sei e ci siamo calati per una ventina di metri di sotto del percorso. L’acqua alla superficie non è molto aggressiva, ma ai sei metri di profondità inizia lo strato sulfureo e questo non permette immersioni lunghissime. Uno dei due subacquei è rimasto in prossimità delle sonde per i campionamenti, mentre l’altro si è spinto in avanti svolgendo molti metri di sagola, scendendo alla profondità di diciotto metri e la grotta prosegue ancora. Ritornando indietro, si è diretto nella direzione opposta e la cavità non si chiude ma va avanti. Il fondo del lago è ricoperto da sedimento molto scuro, ma la visibilità in acqua è buona e anche dopo il passaggio dei due sub, la visibilità resta accettabile. Ora attendiamo i risultati dei campionamenti con la sonda elettronica della microbiologa Jenn Macalady, anche lei presente il giorno dell’ immersione. Il tempo in acqua è stato circa di un’ora e il gruppo è uscito dalla grotta nel tardo pomeriggio, si prevede che i risultati siano molto interessanti e in programma ci sono altri tentativi al lago dell’orsa. Pochi giorni dopo i due sub hanno fatto un’immersione prova anche al lago dello Svizzero sempre in zona grotta di Frasassi. Si ringrazia il consorzio delle Grotte di Frasassi per la collaborazione alla ricerca e il gruppo speleo di Fabriano e di Genga San Vittore.

foto della dottoressa Jenn Macalady

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Appassimenti aperti

Una giornata ad Appassimenti aperti.

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E’ una manifestazione che si tiene a Serrapetrona, patria della Vernaccia. Giunta alla settima edizione,  l’11 e 18 novembre le cantine hanno aperto le loro strutture al pubblico, per mostrare i metodi di essiccamento dei grappoli d’uva che, tramite fermentazione successiva, serviranno per la trasformazione del vino Vernaccia  in spumante. La presenza di persone è stata a detta dei produttori buona, nonostante il clima piovoso della prima data, oltre il pubblico italiano hanno visitato le cantine molti turisti stranieri. I produttori hanno offerto assaggi di vino Vernaccia da tavola, passito e vino spumante dolce e secco. Oltre ai vini erano presenti sui banchi anche grappa di Vernaccia e prodotti dolciari veramente golosi. La tradizione Marchigiana di qualità anche questa volta si è distinta, proponendo prodotti tipici ma allo stesso tempo moderni e accattivanti.

IL CAMMINO DI SAN ROMUALDO

San Romualdo è un famoso monaco dell’ordine dei Camaldolesi, ma non mi ero reso conto dell’importanza storica di questo personaggio. Intendo dire per il territorio di Fabriano, infatti, qui è sepolto da circa mille anni. Fu un monaco itinerante e a lui vengono riconosciute la fondazione di alcune delle Chiese più belle e significative della nostra zona. Parlo dell’Abbazia di Sitria, del convento di Valdicastro, di Fontavellana e della Chiesa di Sant’ Elena. Senza dimenticare l’eremo di Camaldoli in Toscana. Questo mi porta a ricredermi sulla potenzialità del nostro territorio, e quanto noi residenti non siamo informati sulle peculiarità di esso. Con il tempo sarà  mio compito scoprire e valorizzare ciò che abbiamo, sempre con il mio stile e con la semplicità che un territorio richiede. Le Marche sono una regione con tanti tesori, dobbiamo solo scoprire le carte.