Salita alle eliche di Fossato di Vico

C’è il sole, si parte per una nuova avventura, percorrere il nuovo sentiero appena aperto da amici. Me ne avevano parlato più volte e ormai la curiosità era tanta che aspettavo l’occasione giusta per andare a pedalarlo per la prima volta. Parto da Fabriano direzione vecchio valico di Fossato, salgo su asfalto, il sole mi scalda è sereno le condizioni sono ottimali per un bel giro in mountain bike.

Arrivo con calma al valico, sono solo oggi e posso scegliere il ritmo di pedalata, inizio a salire verso le eliche. Questa strada è una delle mie preferite perchè  ti fa immergere in mezzo al bosco più verde della zona e ti da un senso di rilassamento totale. Salita e ancora salita ma anche silenzio e prati verdi, arrivo alle eliche inizio a scendere. Mi fermo per indossare le protezioni e riparto alla ricerca dell’inizio del sentiero.

Ricordandomi le indicazioni del Tont ci dovrebbe essere un segno biancorosso dei CAI su una pietra, effettivamente c’è ma non è molto visibile, comunque le indicazioni fornitemi sono precise e ritrovo l’inizio. Dopo pochi metri si scende e si inizia a spingere la bici per scavalcare un fosso e risalire dall’altra parte, mi piace  questo trail, è come intendo io andare in mountain bike, se non c’è un po di spingismo che giro è? Risalito il fossetto si inizia a pedalare, è stretto ma si procede bene, alcuni punti sono veramente stretti e preferisco scendere dalla bici, sono solo e non ho voglia di finire giù per la scarpata. Nel complesso è quasi tutto fattibile e sono nel bel mezzo della natura, veramente bello il bosco di querce.

Si scende e si risale, si scende e si risale, è tutto un susseguirsi di passaggi tecnici e roccette, ci vogliono calma e concentrazione, così arrivo alla fine del sentiero, è passato in fretta evidentemente mi sono divertito e mi sono distaccato per un attimo dal tempo, bello. Arrivo su un tratto di strada che avevo percorso quest’ inverno, adesso mi ricordo, mi fermo per un attimo a fare una foto e a guardarmi un po intorno, mi godo il panorama.

Riprendo la discesa, ora si fila su carrareccia a tutto gas, ci sono dei drop naturali e me li saltello tutti, in men che non si dica sono a Cancelli, la discesa è finita e ho il sorriso delle migliori occasioni e quella sensazione di aver passato una bella mezzoretta distaccato dalla realtà, ma allo stesso tempo immerso nella realtà più pura della natura selvaggia delle montagne marchigiane. Torno a casa con calma, anche oggi un bel giretto.

video  http://youtu.be/plWAgMuwrbU

Il sentiero della cresta gioco delle boccie

Questo video, è stato girato lungo il sentiero che da Monte Fano scende per la cresta del Gioco delle Boccie. Come si capisce dal nome, il gioco delle boccie non è altro che una pista per giocare realizzata sul monte Fano, ed è usata prevalentemente dagli anziano fabrianesi per passare un’oretta in tranquillità.

Questo sentiero è un trail molto scorrevole, inizialmente sassoso che poi si trasforma in un single trak in falsopiano. Il tutto in mezzo ad una vegetazione rigogliosa e praticabile quasi tutto l’anno, a parte quando c’è tanta neve. La salita a monte Fano è lunga ma tutta ben pedalabile e una volta in cima si parte per le diverse discese che riportano a Fabriano.

La cresta è un trail non molto frequentato, ma è uno dei miei favoriti, forse perchè lo percorrevo spesso con gli amici quando ero un ragazzo e quando lo vado a fare mi ricordo sempre delle avventure passate. Per i più temerari lo si potrebbe anche percorrere in salita, ma ci vuole una buona gamba perchè è abbastanza lungo e pendente. Non importa il senso di marcia è da provare, consigliato.

http://youtu.be/BJORPnziNDY

Attiggio flow

Come ogni uscita in mountain bike che si rispetti, dopo una lunga salita c’è sempre una discesa. Magari se la discesa è lunga, lo sforzo fatto in salita è più facile da digerire.

Così decidiamo di scendere per la strada chiamata Attiggio flow, questa è una delle mie discese preferite non perché sia impegnativa, anzi. Questa strada è tranquilla veloce e scorrevole, da qui il nome flow ed è anche abbastanza lunga che dopo averla percorsa non si sente il bisogno di risalire in quota per scendere di nuovo. Oggi è abbastanza caldo, il sole di questa primavera c’ illumina e il terreno non è così fradicio d’acqua da far rimpiangere l’estate. Saliamo verso Monte Fano e imbocchiamo il sentiero 100, il ritmo è buono e ci divertiamo a fare su e giù per gli strappi del sentiero, in breve siamo all’attacco di Attiggio flow.

Indossiamo le protezioni e via si parte a tutta velocità, sotto le nostre ruote si alternano veloci rettilinei e curve con le sponde, piccoli gradini di roccia e tanta breccia caratteristica di questa zona. Oramai siamo giunti alla fine della strada, a me è piaciuta come sempre, anche gli altri sono soddisfatti e ci cambiamo pronti per il ritorno.

Anche oggi è andata.

Immersione alle grotte di Frasassi

E’ un tranquillo giorno infrasettimanale, ma non per questo l’attività di ricerca si ferma. Siamo in tre io , Alejandro e la dott. Jenn Macalady, pronti per un’altra immersione alle grotte di Frasassi. Da un po di tempo seguiamo una ricerca internazionale sui batteri solfurei in questa grotta. Alejandro si immergerà per un campionamento, io sono di supporto e Jenn aspetterà l’arrivo dei campioni per delle analisi sul luogo, prima di imballare i batteri e partire per la Germania per analisi più approfondite. Belli carichi di attrezzatura ci accingiamo a calarci per una ventina di metri sulla piccola spiaggia del lago. Aiuto Ale a vestirsi per l’immersione e via si parte. Si scende e si risale in un sifone , dall’altra parte consegnamo al sub le provette per la campionatura e inizia l’immersione vera. Il video che ho realizzato riassume questo. Poi al ritorno del sub, mentre Jenn svolge le sue analisi noi smontiamo l’attrezzatura e la infiliamo nei sacchi speleo. Ora non ci resta che risalire per la stessa strada, carichi come non mai, e per oggi abbiamo fatto. Al prossimo tuffo.

Eremo di Valdisasso

A smesso di piovere, quale migliore occasione per passare due ore? Un bel giro in mountain bike, si parte. Come sempre senza meta, ma per fare un giro diverso dal solito mentre pedalo mi viene in mente un itinerario. E’ un giro che non faccio spesso, più che altro perché sembra molto lungo e invece ci vogliono poco più di due ore per completarlo. Si parte su asfalto e si pedala per un po’ in falsopiano, finchè non si arriva in località Serradica e s’ inizia a salire decisamente. La strada è larga e scorrevole a parte le recenti piogge che hanno rovinato il fondo, si arriva in cima a monte Rogedano abbastanza freschi per la discesa dell’Eremo. A dire il vero dai prati di Rogedano partono diversi sentieri e tutti molto divertenti ma oggi ho scelto per appunto la discesa dell’Eremo. Indosso le protezioni e monto la telecamera, vedo all’ orizzonte il cielo che si sta coprendo di nuvole minacciose, forse è meglio che mi sbrighi. Inizio la discesa, è scassata e ripida, scendo con calma non ho fretta. Oggi, nonostante la minaccia di pioggia l’aria è calda e si sta bene e pensare che sulle cime delle montagne intorno c’è ancora un po’ di neve. Dopo un bel numero di tornanti arrivo all’ Eremo di Valdisasso, lo stanno ristrutturando per farci un centro congressi, evito ogni commento. Rimane sempre una meraviglia e il luogo dove fu costruito è spettacolare, incastrato com’ è in una gola di roccia. Il cantiere ostruisce la seconda parte della discesa, quella dell’Aula verde di Valleremita, peccato mi toccherà scendere per la strada che porta all’ Eremo. Si fila in discesa e arrivo ben presto all’ abitato di Valleremita, il tempo è sempre più minaccioso e arrivano le prime gocce d’acqua, mi cambio in fretta e parto per Fabriano. Un gran bel giro, posti incantevoli forse un po’ sottovalutato dai ciclisti di Fabriano, ma non da me, spero di poterci ritornare a breve. Magari senza la minaccia di pioggia così posso anche inventare una strada più divertente per il rientro invece del noiosissimo asfalto.

video  http://youtu.be/7mWlqRN1R4E

La neve è andata via

Proprio così, la neve se n’è andata e io prendo subito la strada di Monte Cucco. Vivendo a Fabriano le montagne sono rimaste innevate fino a marzo inoltrato. Ora con l’arrivo della primavera sbocciano i fiori , l’aria si riscalda improvvisamente e appunto la neve va via. Così dopo un intero inverno a girare in mountain bike per le colline si può tornare in montagna. Oggi sono solo ad uscire, ma a me piace a volte andare in solitaria, perché non ho interferenze tra me e la natura che mi circonda, e oggi salendo a Monte Cucco voglio proprio ristabilire questo contatto. Parto, l’avvicinamento è di circa una diecina di kilometri, conosco strade alternative all’ asfalto e in un’oretta sono a Bastia, paesino alle pendici del Cucco. Inizia la salita quella vera è sette km di stradone panoramico che mi porteranno al passo di Monte Testagrossa. Oggi salendo avevo in mente diversi itinerari da seguire, ma poi essendo solo ho deciso di percorrere una strada abbastanza sicura e mi sono diretto verso la valle di Purello. Proseguo facendo dei filmati con la telecamera, che poi monterò una volta ritornato a casa. Tra strade di macchia e single trak arrivo al PassoChiaramonte. Oggi stranamente non ci sono mucche al pascolo, peccato qui sembra di stare sulle Alpi. Spingo la bici per un tratto e poi mi lancio in discesa, seguo una carrareccia e poi m’infilo in un sentiero tra i più belli della zona, è segnato CAI, ma non c’è il numero. Fa niente, continuo la discesa verso  l’Abbazia di San Cassiano, splendida chiesa d’ epoca Romana, e arrivo a fondovalle. Ora mi aspetta un lungo ritorno a Fabriano su asfalto, ma col sorriso stampato. Oggi quaranta kilometri di panorami e aria pura, mi ci voleva dopo un lungo inverno piovoso, è caldo il sole splende, sono stato in mezzo alla natura più selvaggia, niente male. 

http://youtu.be/V2Su7JyHhDc

Marzo pazzerello

Nelle Marche si dice che marzo è pazzerello, infatti siamo passati da una temperatura di 15° C a nevicare. Fortunatamente però, la neve non è caduta sul lato della vallata verso il mare, così siamo potuti uscire in bici. Anche oggi avevamo a disposizione due test bike, non abbiamo certo perso tempo e siamo partiti. Salita a monte Valmontagnana per fare una delle discese più divertenti della zona e quindi tra le più conosciute, ottimo terreno per testare le bici.

Il terreno è in ottime condizioni, e ci si diverte alla grande, anche se le parti in ombra mantengono una temperatura molto bassa per essere le 11 di mattina. Scesi a valle ci scambiamo opinioni sui mezzi e siamo concordi sul fatto che le ruote da 29 pollici ti danno una marcia in più. Ci accingiamo a risalire per la stessa salita del giro “Doppio Predicatore” così da sfruttare un terreno impegnativo e conosciuto. In cima al monte siamo ancora a confrontarci e l’entusiasmo si fa palpabile, queste bici ci piacciono sempre di più. Ora ci aspetta una discesa molto scorrevole che attraverso una pineta ci riporterà a valle alla frazione di Pontechiaradovo.

Il tempo è migliorato e la temperatura si fa gradevole, ci stiamo divertendo e tutto fila liscio, è un bel sabato, non c’è che dire. Iniziamo il lento ritorno verso Fabriano, ma prima un’altra salita “mortale”. Arrivo al paesino di Case Meloni che non ci vedo più dalla stanchezza, ma nonostante tutto sorrido, chissà perché. Ultima discesa della giornata e via a casa, gran giro sei ore di mountain bike, posti incantevoli, e una faticata che mi terrà a riposo due o tre giorni. Ne valeva la pena.

DOPPIO PREDICATORE

Non è un gioco di parole, ma un giro in mountain bike che ho fatto ultimamente. Mi spiego, un mio amico vorrebbe cambiare bici e ha preso due test bike, così siamo andati al Monte Predicatore vicino la Gola di Frasassi  per provarle.

Partiamo con le due bici test con l’intenzione di fare un giro del monte per poi scambiarle e rifare lo stesso giro. Tutto questo per avere un raffronto sullo stesso terreno con le due test diverse. Si parte subito con salita tecnica verso l’abitato di Rosenga ripido e scalinato ottimo terreno di prova, io ho una bici full e mi sembra di salire con una schiacciasassi. L’altra bici è una front ma sale bene. Giunti al rifugio del Monte Ginguno (mi sembra si chiami così) scendiamo su ripido single trak, anche in discesa la mia bici non è male, ma ho dei dubbi sulla prossima volta che dovrò affrontare questa stessa discesa con la front. Ripartiamo in salita scorrevole, arriviamo così alla località Case Marcellini dove parte la seconda discesa di giornata.

Da questo luogo si sviluppano tre km di discesa spettacolari, direi tra le mie discese preferite. Dentro ad un bosco di pini sembra di essere in Canada, la farei cento volte di seguito. Si parte, si fila a tutto gas nonostante il terreno un po’ fangoso. La bici mi dà delle ottime sensazioni, come se l’avessi guidata molte altre volte. Anche il mio compare va forte e lo vedo rilassato ed euforico.

Ci scambiamo le bici e si riparte per lo stesso percorso dell’andata. All’ orizzonte il tempo si fa minaccioso e infatti inizia a piovere, non fortissimo ma non mi sembra che abbia intenzione di smettere molto presto. Salire con la bici front a me non è mai piaciuto, ma questa con le ruote da 29 pollici si rivela una buona scalatrice e mi permette di superare rampe molto ripide.

Ci scambiamo i pareri sulle bici dopo la prima salita, la full è una vera schiacciasassi anche per il mio amico. Ritorniamo così al Monte Predicatore, e giù in discesa, come prima un gran spettacolo, e sono già un’ora e mezza che siamo sotto la pioggia, il terreno regge e il fango non è aumentato. In fondo alla discesa trovo anche il modo di finire in un fosso con relativo volo nel fango.

Poteva andare peggio e farmi male ma sono stato graziato, fortuna. Cos’ ritorniamo alla macchina belli infangati ma soddisfatti. Che dire, la giornata di test è stata positiva, ho provato una bici con le ruotane e mi è anche piaciuta, la compagnia ottima, il percorso tra i miei preferiti e il meteo, il meteo ci ha fatto la doccia per due ore. Se lo sapevo mi portavo anche il bagnoschiuma da casa, alla prossima avventura.

http://youtu.be/KoIg7pp0ccU

Un giro al contrario

 

Proprio questo è accaduto; abbiamo fatto in bici due classiche discese del Monte Valmontagnana in salita. Appuntamento al giardino di Fabriano per l’appuntamento del sabato mattina, arrivo alle otto e trenta e non c’e nessuno. Strano, di solito  sempre un sacco di gente, così mi reco sotto casa di un amico e lo trovo a dormire. Naturalmente lo tiro giù dal letto e si parte direzione Valmontagnana. La mattina si pedala male appena alzati, ma si sale lo stesso. Lungo la strada troviamo un paio d’occhiali, li raccogliamo per non farli schiacciare dalle auto, ad un certo punto raggiungiamo due ciclisti che facevano la nostra strada. Chiediamo se hanno perso degli occhiali, si sono loro. Quattro parole e li convinciamo a venire con noi, proponendo una discesa per loro inedita. Ci seguono, prima discesa scorrevole e ripida, i due nuovi amici sono più che soddisfatti, anzi li vedo carichi al punto giusto che non mi faccio problemi a proporre quello che avevamo in mente. La discesa di San Cristoforo, si ma al contrario, ci stanno.

Pedaliamo lungo la Gola di Frasassi che spettacolo, da vedere. Inizia la salita per San Cristoforo, la prima parte è pedalabile e ci permette di conoscerci meglio, ma poi inizia la vera pendenza e le parole sono sostituite dai lamenti. Arrivati al paese, i due ignari pensavano di scendere, ma li “freghiamo” un’altra volta e proponiamo di salire per un’altra strada che di solito i ciclisti locali percorrono in discesa. Ancora una volta ci stanno; bene pedaliamo. Superato il vecchio borgo di S. Cristoforo spingiamo la bici in mezzo ai rovi per un centinaio di metri poi, parte un single trak in salita, anche questo dapprima pedalabile, poi sempre più ripido. Spingiamo, non è una novità, ma arriviamo in cima con qualche crampo alle gambe dei malcapitati amici. Oramai siamo al punto più alto e non ci resta che scendere attraversando il borgo incantato di Case Meloni, un posto spettacolare. Abbiamo attratto fin quassù i due amici e ora come promesso discesa, per loro inedita e con questa sono due. Il sentiero è un po’ chiuso dai rami, ma gli altri tre mi staccano segno che si stanno divertendo bene, dopo tanta fatica ci vuole un po’ di adrenalina. Arriviamo in fondo e vedo gli altri con un bel sorriso, è una bella sensazione. Ora non ci resta che ritornare da Borgo Tufico a Fabriano, nove kilometri scorrevoli che ci permettono di conoscerci meglio e di scambiarci recapiti. Anche oggi belle sensazioni in bici, nuovi amici e anche un nuovo giro. Un giro al contrario che trasforma una strada vecchia in una nuova.

Un’escursione in Majella

Alcuni amici hanno lanciato l’idea di attraversare la Majella. Così si parte per l’Abruzzo destinazione Campo di Giove. Arriviamo la sera tardi e ci mettiamo subito a dormire, ci aspettano molti metri di dislivello per arrivare in cima a Monte Amaro la vetta più alta del massiccio. Di prima mattina saliamo a Guado di Coccia e da li bici in spalla ci incamminiamo per i vecchi impianti da sci ora dismessi. Due nostri compagni d’avventura rompono la loro mountain bike, incredibile lo stesso modello di bici comprata lo stesso periodo e la stessa rottura, la ruota libera. Parliamo tra di noi e ci dicono di proseguire lo stesso il giro, loro rientreranno per Palena. Da qui proseguiranno per Fara San Martino, il nostro punto di arrivo. Pedaliamo la Valle di Femmina Morta (sembra di stare sulla luna) e arrivati alle pendici di Monte Amaro carichiamo di nuovo la bici in spalla per raggiungere la vetta e il rifugio Pelino. Siamo a 2800 metri sul mare e il panorama è fantastico, c’ero già stato tre anni prima, sempre in bici. L’emozione creata dal rivedere quei panorami mi ha colpito molto. Quel giorno c’erano diversi trekkers che erano increduli nel vedere due ciclisti lassù, ora è tutta discesa, 14 km fino a Fara San Martino, si parte. Prima tappa rifugio Manzini per prendere l’acqua, poi di nuovo in sella. La discesa di valle Cannella è veramente bella e anche molto impegnativa. C’è di tutto sassi, tornanti, rocce da saltare, bosco verdissimo, breccino insidioso. Insomma tutte le difficoltà di una discesa racchiuse in 14 km. Si arriva in fondo veramente stanchi con le braccia provate e con in testa i mille cambiamenti di ambiente che abbiamo incontrato. Si passa dalla cima brulla e dal colore leggermente rosato all’inizio della valle pieno di ghiaia grigia. Poi più giù grossi sassi marroni e erba verdissima, le conifere, poi ancora sassi. Il bosco impenetrabile dalla luce e l’ultimo tratto una lunghissima e stretta gola piena di gradoni di roccia. Una esperienza incredibile che non sarà facile dimenticare, e dovremmo ritornare anche per i due che non l’hanno fatta per colpa delle bici rotte. Perchè no?

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